Giornata Mondiale della Danza

29 Aprile 2017

Giornata mondiale della danza
Della danza i media raccontano principalmente le esibizioni più che la didattica ma in realtà imparare a danzare è una richiesta molto più diffusa: le persone svolgono lezioni di danza in classe dieci volte di più delle perfomance sul palco.

La crisi economica attuale ha coinvolto poco le scuole di danza. A differenza di molte altre attività che hanno chiuso i battenti, le scuole di danza che hanno avuto lo stesso destino sono in numero minore e nei casi peggiori si è verificata una diminuzione delle iscrizioni. Ciò dimostra ancor più che la danza è tra i bisogni fondamentali e che le persone preferiscono ridurre altre spese piuttosto che smettere di pagare le lezioni. I sussidi statali alle compagnie di danza e ai conservatori pubblici sono stati ridotti, così occorre ricorrere sempre più a sponsor privati. Le scuole private si sostengono mediante le rette pagate dagli studenti, così incrementano notevolmente la pubblicità per attrarre più studenti. Ampliano l’offerta delle danze insegnate, organizzano eventi, si aprono alle novità, diventando così più flessibili.

Sfortunatamente alcune organizzazioni in certi paesi tentano di limitare il numero di insegnanti di danza, facendo pressione sui governi affinché questi riconoscano soltanto i diplomi da loro erogati. Noi crediamo che l’insegnamento della danza dovrebbe essere aperto a tutti senza alcuna restrizione. Nulla dovrebbe ostacolare una persona nell’insegnamento, apprendimento o messa in scena di un’ arte, sia essa musica, teatro, danza, pittura o poesia.

Incoraggiamo tutti a studiare con serietà e ad ottenere certificati e diplomi in modo da conquistare la fiducia degli studenti ma insistiamo affinché le qualifiche non siano restrittive, impedendo altri di insegnare in attività private. I governi dovrebbero resistere alle pressioni delle lobby che cercano di creare un monopolio in ogni arte. Un bravo professionista è lieto di poter fare affidamento sul proprio talento, sulla propria conoscenza e reputazione, invece che su privilegi concessi da regolamentazioni che escludono gli altri dalla competizione e dal confronto con il bravo professionista. L’arte per definizione è inclusiva, non esclusiva.


Alkis Raftis
Presidente del Consiglio Internazionale di Danza
CID, UNESCO, Parigi